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Di una necessità

Ci sarebbe la necessità, ora più di altre volte, di mettersi a dormire. Il momento, però, non può che esercitare un certo fascino: in un silenzio così sincero, che non teme di essere interrotto da chiamate alle armi improvvise, occorre abbandonarsi. Lo stato non è poi tanto differente da quello di un dormiente, essendosi staccati via all’ultimo cambio d’abito del giorno i pensieri di attimi circoscritti e passati, ed avendo ora la mente libera di decidere dove muoversi. L’inerzia del corpo, lasciato ebete dalla partenza dello spirito, somiglia poi a quell’attimo (più o meno dilatato, a secondo di quanto premono gli impegni immediatamente futuri) del primo risveglio, in cui a fatica ci si separa dal nido.
Dove andrebbe il pensiero, se la libertà di cui gode in questo momento fosse prolungata all’infinito?

Pubblicato il 17/12/2011 alle 2.1 nella rubrica L'ebbro sul battello.

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