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AnimeSalve
L'isola che forse c'e'
2 marzo 2013
Lunghe assenze

I tasti – tralasciamo la penna – cadono pesanti. Occorre riprendere fiato. Non c’è mai una vera giustificazione per l’assenza, eppure nessuna assenza è totalmente ingiustificabile. Non si tratta di mancanza di argomenti: è parlare di un mondo che cambia mentre l’occhio è sullo schermo; è ritrovarlo diverso ogni volta che torni a guardarlo. In teatro insegnano a perdere l’equilibrio per capire come il proprio corpo può recuperarlo; lo stesso è scrivere: partire con i piedi a terra, trovare il coraggio di sporgersi ed in seguito la forza di non cadere.




permalink | inviato da Syd il 2/3/2013 alle 0:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
25 luglio 2012
Prospettive
C'era una volta una persona che non era sola, ma credeva di esserlo. Un giorno capì che, da lontano, le persone sembrano sempre più vicine le une alle altre; da quel momento, quando guardava sé stessa, smise di usare lo specchio in favore degli occhi di quelli che, in fondo, non erano poi così lontani.



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15 maggio 2012
Sequenzialità apparenti

Un uomo stava mettendo assieme i pezzi di un puzzle. Ne aveva già scoperto gli incastri, e se ne stavano disposti correttamente sul tavolo in attesa di essere riportati sul foglio che li avrebbe ospitati da lì in avanti. Il movimento era ripetitivo e gli dava il tempo di osservarsi e rifletterci su; analizzò la sua mano e pensò all’inizio e alla fine del proprio gesto: prendere il pezzo, posizionare il pezzo. Sentì la necessità di ridefinirne i confini e precisò: posizionare il pezzo precedente, prendere il pezzo successivo, posizionare il pezzo. Trovò indispensabile incasellare il processo entro vincoli di causa–effetto visibili ad occhio nudo.
Eppure dopo poco anche questo sistema gli parve troppo approssimativo: era tutto ciò che di fisico avveniva, questo sì, ma riflettendo non riuscì a collocare il momento in cui nella sua testa compariva la necessità di prendere il pezzo successivo. Quel pensiero attendeva con rispetto che le dita accompagnassero con successo il precedente e si preoccupava di non disturbarle, ma da quanto fosse lì ad attendere non riusciva a capirlo. Forse era l’avvicinarsi della fine di un altro movimento a farlo saltare fuori, o magari era proprio lui, nascendo, a determinare l’inizio della fase conclusiva del precedente.
Si confuse a tal punto da scombinare sia i pezzi sul foglio che quelli sul tavolo. Si chiese ancora una volta quanto fosse strano il susseguirsi di finali ed inizi, finendo per pensare che i loro incastri assomigliassero ben poco al suo puzzle. Lo pensò a tal punto che dovette buttare via tutto, scatola compresa: i profili erano troppo precisi e combaciavano alla perfezione. Tutta quella finzione finì per dargli la nausea e quella notte dormì male.




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26 aprile 2012
Camminare lenti, quasi fermarsi
Non c'è tempo per stare fermi, ma a volte vale la pena almeno rallentare. Non si tratta di godere meglio di certi particolari che, senza dubbio, andrebbero persi se testa e piedi corressero a ritmi alti.
È solo un ricordare a sé stessi che se anche non si può controllare il tempo, siamo almeno in grado di decidere il nostro rapporto con lui.



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21 gennaio 2012
Compleanni da bambino

Ventitré anni. Cosa vuoi che sia passato? Sono ancora ad un passo dal grembiule da scolaretto, ad uno sputo dall’adolescente e sento ancora il fiato sul collo del me di ieri. Gioco con giochi di ieri, mi diverto con cose di ieri, sogno come un bimbo e mi trovo spesso a dare tanto credito ai sogni quanto ne potrebbe dare soltanto un bambino; il bagaglio cambia, la forza per trasportarlo mi pare più o meno la stessa.
Continuo comunque a preferire l'entusiasmo del bambino e quindi, chiedendo scusa in anticipo, anche per quest’anno credo che resterò quello che sono.

Pace!




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17 dicembre 2011
Di una necessità

Ci sarebbe la necessità, ora più di altre volte, di mettersi a dormire. Il momento, però, non può che esercitare un certo fascino: in un silenzio così sincero, che non teme di essere interrotto da chiamate alle armi improvvise, occorre abbandonarsi. Lo stato non è poi tanto differente da quello di un dormiente, essendosi staccati via all’ultimo cambio d’abito del giorno i pensieri di attimi circoscritti e passati, ed avendo ora la mente libera di decidere dove muoversi. L’inerzia del corpo, lasciato ebete dalla partenza dello spirito, somiglia poi a quell’attimo (più o meno dilatato, a secondo di quanto premono gli impegni immediatamente futuri) del primo risveglio, in cui a fatica ci si separa dal nido.
Dove andrebbe il pensiero, se la libertà di cui gode in questo momento fosse prolungata all’infinito?




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15 dicembre 2011
Il navigante
Un chiodo fisso da bambino, quello di prendere la via del mare. La mancata soddisfazione ha probabilmente portato ad una sorta di ribrezzo nei confronti delle spiagge.
Ma a volte ancora la testa si abbandona a quel viaggio nel mondo azzurro, quieto e eterno, che un certo autore tedesco del secolo scorso affiancò all'idea della morte.





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19 novembre 2011
Ritrovarsi
La penna vicina rende la stanza calda. Spegnendo la luce, ad eccezione di una piccola lampada da scrivania, si isola un angolo che è più facile da scaldare. Non c'è spazio per pensare a tutto, si starebbe stretti; ad ogni cosa, il suo attimo - ogni problema sta in fila ed aspetta il suo turno.
E già mi sono scordato del tempo.



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24 giugno 2011
Bilanci
"Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo."
(da "Ossi di seppia")

C'è un qualcosa di primitivo tra le righe, e tra le mie dita che sfogliano le pagine sottili della raccolta. Una giornata anormale ha bisogno di molto più di uno specchio per fare chiarezza e questo è il caso. E questo è lo specchio più giusto.
Le gambe, in una passeggiata, hanno voluto lasciarsi indietro una scia - tutto sommato breve - di noie. Pur non portando a nulla, il bilancio resta positivo.



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13 maggio 2011
Immaginandosi

Una via molto, molto lunga – poche curve, che piegano dolcemente il braccio ad un orizzonte solo un po’ diverso. Motori spingono due o quattro ruote, tutto intorno: sono rumori lontani, di un’importanza molto, molto relativa; è già passato tempo da quando l’orecchio ha smesso di prestarci attenzione.  Il piede destro si muove senza urgenze, con un via vai tra i due pedali che ricorda una carezza, o un massaggio da primo mattino. La luce di un ultimo sole gioca ad allungare sempre più le automobili ed ora, così di fianco, non da neppure fastidio alla vista: le montagne, tra poco, renderanno superflui gli occhiali scuri.
Un arrivo, adesso, non sembra più necessario.




permalink | inviato da Syd il 13/5/2011 alle 16:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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"Definire è limitare"
Oscar Wilde, "Il ritratto di Dorian Gray"

"Noi ti culliamo, amabile e grave Passione."
Arthur Rimbaud, "Le suore di carità"

"C'era una volta un gatto, un po' speciale. Nel corso dei secoli era nato e rinato più di un milione di volte. Non temeva la morte. Era stato allevato da generazioni di uomini verso cui non aveva provato che indifferenza. A un certo punto decise di diventare un libero gatto randagio. Incontrò una bella gatta bianca e vissero insieme felici e contenti. Passarono gli anni e la sua candida compagna, ormai vecchia, si spense. Lui pianse per più di un milione di volte, e poi la seguì. Non rinacque più."
Cowboy Bebop, da The real folk blues, parte II, episodio 26

"Oggi ci sono persone molto più giovani di me che vogliono fare i poeti di professione. L'altro giorno mi telefona un tale e mi dice: "Sa, io devo vincere un premio, perché ho bisogno di aiutare i miei genitori". Ma per aiutare i genitori ci possono essere molti altri mestieri! Il professionismo poetico non esiste ora, come non esisteva per i nostri maggiori poeti del '900. "
Giovanni Giudici, da “andare in Cina a piedi”.